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giovedì 8 ottobre 2009

Che delusione il cinema italiano


Quest’anno aspettavo con ansia la triade italiana sfilata al festival di Venezia e tornata a casa senza il becco di un riconoscimento (attori a parte). E l'aspettavo non tanto perché i film mi fossero sembrati particolarmente brillanti attraverso i canali mediatici con cui ho vissuto le anteprime (trailer, articoli, animate discussioni televisive tra critici); gli elementi su cui facevano affidamento le mie speranze partivano dai forti segnali dell’anno passato “Gomorra” e “Il Divo”, che sembravano aver lanciato un sassolino nel lago stagnate del cinema italiano da cui, non dico dovesse svilupparsi un’onda anomala e inarrestabile, ma quanto meno una timida corrente che andasse verso un’inesorabile ripresa (seppur lenta) di tutto l’ambiente. Invece mai come oggi mi sento disilluso, e inizio a pensare che i fenomeni Garrone e Sorrentino (i cui ultimi e bellissimi film non sono neanche i loro lavori migliori) siano un caso isolato, piuttosto che un segnale di ripresa. Se mi illudevo che stesse per succedere qualcosa, insomma, mi sa che ho toppato di brutto.

Il grande sogno: la pellicola di Placido è adolescenziale, a volerle fare un complimento. La regia è buona, come lo era in “Romanzo Criminale”, ciò che manca rispetto a quel film è una sceneggiatura di una qualche consistenza (e qui sarebbe ora che i produttori imponessero ai registi di affidarsi a scrittori di professione per il testo, invece di lasciarli in balia della loro folle ispirazione che spesso si riduce ad arrangiare assieme roba sentita qua e là). La storia si svolge così: un giorno c’è la vita normale, un altro giorno un ragazzo viene bocciato a un esame e … il 68! Ma la cosa più fastidiosa è che i personaggi sono assolutamente stereotipati, e di conseguenza i dialoghi risultano prevedibili e banali, arrivando a suscitare nello spettatore un senso di tenerezza verso gli attori, tenerezza che si trasforma in pietà o addirittura rabbia in caso di accertata parentela con un membro della compagnia. Il film si riprende un po’ nell’ultima mezz’ora, a seguito di un paio di colpi di scena, ma ormai è davvero troppo tardi. Vi giuro che dopo i primi dieci minuti volevo alzarmi e tornarmene a casa, sensazione che prima d’ora avevo provato solo con “La mano de Dios” di Risi figlio.
Placido ha passato il dopo festival a sbraitare (giustamente) contro le offese arrivate da membri del governo, nani e non, senza sapere che proprio alle polemiche deve un successo di pubblico altrimenti inspiegabile, perché dubito che il passaparola abbia aiutato.
Ho letto un articolo che parlava male del film, ma che chiariva le attenuanti già nel titolo Com’è difficile raccontare il 68’. Mi permetto di dissentire. Senza far riferimento ai capolavori del neo-realismo capaci di concentrare nella storia di un individuo tutta la sofferenza di un periodo storico, vi dirò: guardatevi “Milk”. I temi trattati sono simili: movimento di massa e rivoluzione politica, in un contesto intriso di scetticismo e bigottismo; solo con i gay all’arrembaggio al posto dei marxisti. Il film è un capolavoro commovente, che ha il merito di non dare mai la conoscenza degli avvenimenti per scontata.

Baarìa: il discorso per Tornatore è diverso. Se quello di Placido è un film riuscito male, questo è un film che poteva riuscire meglio. Durante la prima ora e mezza ho assistito al Tornatore già visto e apprezzato, padrone di una poetica che diventa una marca stilistica, una chiave capace di trascinare il pubblico nello scrigno segreto in cui riposa il passato del regista. Alla pausa pensavo è impossibile che il film possa perdere l’Oscar, e invece dopo aver assistito alla seconda ora e mezza sono sicuro che lo perderà. In pratica Tornatore, che alla prima pausa ha quasi esaurito la storia del cambio generazionale, ha la pessima idea di arrivare anche alla terza generazione. Il film subisce un’accelerazione brusca e innaturale, che lo porta a toccare di striscio tutti gli eventi della storia italiana fino ad arrivare ai giorni nostri … e poi torna indietro! A quel punto il pubblico è veramente stanco. Io mi sono sentito fortunato a vivere nel 2010, perché se la storia italiana fosse durata altri 30 anni il film sarebbe andato avanti ancora per un’ora.
La seconda parte della storia risulta noiosa, e soprattutto superflua, perché viene utilizzata dal regista per tirare i troppi ami lanciati in precedenza (smarrimento di oggetti magici, ecc.) a cui lo spettatore non sente il bisogno di abboccare perché se ne era assolutamente dimenticato, o, quanto meno, gli erano già sembrati poetici e perfetti nella loro incompiutezza. Ancora una volta la forbice del produttore sarebbe stata gradita.
Facendo un paragone con “Nuovo Cinema Paradiso”, poi, si riscontra la debolezza dell’obbiettivo del protagonista, che sembra non trascinare il pubblico in sala. Se infatti il sogno di diventare regista riesce a coinvolgere lo spettatore per il suo carattere universale, quello di diventare politico soltanto all’inizio è vissuto come un sogno puro, mentre nella seconda parte viene sporcato dall’impatto con la realtà; e allora diventa quasi voglia di arrivismo, più che voglia di essere, di fare, e questo accade senza che il protagonista subisca un cambiamento consapevole. Mano a mano sentiamo che il nostro legame col film, il nostro coinvolgimento, si affievolisce, finché viene a mancare.
Solo ora mi spiego l’incertezza con cui molti critici commentavano il film, probabilmente tormentati tra lo spettacolo del primo tempo e quello del secondo. È impossibile consigliarlo o sconsigliarlo. Andate a vederlo e fatevi un’idea.

Il terzo film “Cosmonauta” (che mi dicono essere più riuscito) mi sono rifiutato di vederlo, perché si concentra sullo stesso periodo storico degli altri due, e alla monotonia c’è un limite.

mercoledì 3 giugno 2009

Galassia a gambe all'aria


Forse, vista l’esperienza degli anni passati, si poteva ragionevolmente immaginare che sarebbe stato impossibile cadere più in basso, e invece gli organizzatori di Galassia Gutenberg 2009 (Liguori editore) quest’anno sono riusciti a raschiare il fondo del barile. Nessun evento particolare; nessun cartello che indicasse la presenza della fiera (alcune persone sono arrivate fin fuori la stazione marittima e avvicinandosi hanno iniziato ad avere forti dubbi che lì si svolgesse Galassia, non trovando alcuna indicazione); pubblicizzazione dell’evento neanche a parlarne. Gli editori erano pochissimi, il 95% campani, dei quali alcuni pubblicavano libri esclusivamente scritti da preti, altri facevano print on demand di 20 copie a titolo, quasi tutti erano a pagamento e provvisti di un catalogo vergognoso. E chi era in possesso degli stand più grandi? I soliti marchi storici del territorio, la cui politica editoriale degli ultimi anni ne ha provocato la morte, e che adesso cercano di portarsi nella tomba l’intera editoria campana, perché rimangono gli unici a calamitare i fondi della regione, togliendo risorse alle poche energie sane, che di quei fondi farebbero cultura, invece di intascarseli. A proposito di fondi…come avrà speso Liguori la valanga di denaro che sarebbe servita per organizzare Galassia? Non è dato saperlo. Perché il punto è che tutte questi individui che continuano ad attaccarsi alle casse della provincia per fare accanimento terapeutico a dispetto della propria evidente morte cerebrale, non devono rendere conto a nessuno di ciò che producono con questi soldi. E qui entra in gioco l’inerzia degli enti locali che rende possibile quest’atto di vampirismo, preoccupandosi solo di spendere il denaro disponibile, senza fare azione di controllo su come viene speso.

Naturalmente la fiera è stata disertata dalla gente, e gli editori hanno avuto perdite superiori al 70%; cosa che capita quando una fiera non offre nulla, il biglietti di ingresso non prevede alcun omaggio (come invece succede a Torino), e gli editori spaventanti dal deserto di compratori non applicano sconti. Sono curioso di sapere chi avrà il coraggio di ripresentarsi l’anno prossimo.

Unica nota positiva la presentazione dei superdotati a cura di “Ad est dell’equatore” (certo, sono troppo vicino alla casa editrice per farne gli elogi, ma mi appello al Mattino, il quale ha segnalato l’eccezionalità dell’evento) grazie a una splendida performance degli A67, gruppo musicale a cui consiglio di avvicinarvi. Tra l’altro Ad est è stata una delle uniche ad applicare sconti sui libri.
Per il resto, niente di nuovo sotto il cielo. Dalla città dei fantasmi è tutto.

lunedì 15 settembre 2008

Il giorno più lungo


È così che ci si sente oggi, tra noi ammiratori di D.F.Wallace, dopo che nel bel mezzo di ieri pomeriggio, siamo stati scossi da un breve trafiletto apparso sui siti internet, le cui dimensioni mal si addicevano alla tragicità della notizia. Eravamo insoddisfatti, certo. Quelle poche parole, mal messe assieme, non avrebbero potuto convincerci che Wallace avesse davvero stretto una corda attorno al collo, dimostrandoci come fosse facile distruggere, con un gesto irrisorio, una delle menti più luminose dell’ultimo secolo, a cui la nostra devozione aveva fatto credere essere intrisa di immortalità divina.
Abbiamo dovuto affrontare un giorno di sospensione e angoscia, prima di poter leggere in articoli dettagliati della Repubblica e del Corriere della sera, che tutto era vero. D.F.Wallace è morto. Anzi, si è ucciso a 46 anni, impiccandosi. Un gesto che, per rabbia, ancora non riesco a perdonargli. Neanche leggerlo sul giornale mi ha fatto sembrare la notizia verosimile. Ho dovuto attaccare gli articoli sulla parete, con lo scotch, per poterli tenere in vista tutta la giornata, mentre studiavo, mangiavo, rimettevo in ordine. Alla fine ho capito.

Autore di qualsiasi cosa, dai suoi libri alle liste della spesa compilate per andare al mercato sotto casa – mi piace immaginarle ricche di particolari assolutamente insignificanti e stupendi -, lascia un vuoto incolmabile in chiunque si sia scontrato con la sua prosa. Sì, “scontrato” è proprio la parola giusta. Perché niente assomiglia al modo di scrivere di D.F.Wallace, primo autore a creare un connubio formidabile tra linguaggio letterario e matematico – tipo “il diavolo e l’acqua santa” -, che mai si sarebbe immaginato così fruttuoso. I suoi periodi chilometrici sono intrisi di un’ossessione folle verso i particolari, a cui dedica ogni doverosa attenzione, fino a farli risplendere di significato indotto. Genio, oltre che scrittore, insomma.

La cosa che mi ha fatto più male oggi, è stato leggere articoli scritti da giornalisti che, palesemente, non si sono mai accostati alle sue opere, ma hanno preferito mettere su elogi memorabili tratti direttamente da wikipedia – in particolar modo la definizione di massimalista in contrapposizione con quella minimalista appioppata per l’ennesima volta a Carver. Sarei curioso di vedere Wallace alle prese con questi articoli, e magari venir fuori come il cadavere africano di Hemingway, gridando, “ehi, non sono ancora morto!”.
Adesso in molti, quei poveretti che ancora non lo conoscevano, si immergeranno con spirito di venerazione nella sua opera, e questo mi fa piacere. La letteratura, la grande letteratura, ha il merito di rendere i suoi fautori immortali. Ma per adesso, questo pensiero non riesce proprio a consolarmi.

giovedì 29 novembre 2007

Ad est dell'equatore



Giustifico la mia prolungata assenza con due notizie quantomeno rilevanti.

1: a febbraio uscirà un mio racconto, in una antologia sui sette peccati capitali, a cura di "ad est dell'equatore", neonata casa editrice NON A PAGAMENTO, ancora priva di catalogo.
2: sto attualmente collaborando con suddetta casa editrice, per quanto riguarda le attività di ufficio stampa.
3: sto anche gestendo il blog di "ad est dell'equatore", in cui verranno pubblicati ogni mese i cinque migliori racconti arrivati in redazione.
Non tergiverserò sulle modalità del cometuttoquestoèaccaduto, che potrebbero risultare noiose e, in definitiva, poco significative; mi limiterò a sottolineare che questa, sì, è una grande soddisfazione e, sì, mi porterà via una quantità di tempo (unita alla tesi di laurea e ai relativi 8 esami mancanti e allo scrivere) che andrà tutto a discapito del blog.
Prometto di recuperare, usando il blog soprattutto per postare i racconti.

Per quanto riguarda la casa editrice, è fatta di giovani, cercherà di puntare su una letteraturà tagliente ma allo stesso tempo di qualità, e rappresenta una scommessa rischiosa nel panorama editoriale campano: dove in pratica manca un editoria non sostenuta dai soldini degli autori. In più la veste grafica sarà invitante e dispendiosa (non come certe pubblicazioni che...lasciamo perdere...) il tutto offerto alla modica cifra di 8 euro; un prezzo quanto mai concorrenziale. Se ci fosse anche un preservativo in omaggio, abbinato a una velina pronta per l'uso, sarebbe il massimo.

C'è solo da sperare che questa iniziativa riesca a raccogliere anche il consenso del pubblico, oltre a quello già manifestato dagli ambienti intellettuali (che, per quanto faccia piacere, non porta al suo seguito alcun aiuto pecuniario), per evitare di finire a mare con tutti i panni.

Detto questo, ringrazio per l'attenzione e saluto distintamente.
Per chi fosse interessato: http://www.adestdellequatore.com/


mercoledì 12 settembre 2007

Dialogo con la paziente minimum fax



Metto in evidenza un botta e risposta tra me e una cordiale collaboratrice di minimum fax, avvenuto nei commenti di un mio vecchio articolo, e che mi sembrava giusto riproporre, per questa occasione.


Minimum fax, peccato (articolo del giugno 2007)


Da oggi sarà impossibile per qualsivoglia autore improvvisato (cioè, privo di un’agenzia letteraria o di altre solide strutture mediali che si preoccupino di affibbiarsi tutta quella gravosa opera di sostegno, che in mancanza di tali strutture finirebbe inevitabilmente per accumularsi tutta sulla striminzita e poco spaziosa schiena dei poveri scrittori potenziali), dicevo, sarà impossibile per questi autori dilettanti mostrare il proprio lavoro presso la Minimum fax, che con un messaggio coraggioso, è importante sottolinearlo, lo ha comunicato con un post ben visibile nella pagina di apertura del suo sito.

Non si capisce bene se la cosa riguarda solo l’anno in corso e il 2008, o se finirà per coinvolgere anche quelli a venire. Ma il tono generale lascia pensare che la seconda ipotesi sia la più verosimile. Il motivo per cui mi sono scomodato a segnalare questo evento, non trae origine dalla volontà di sfogare un lungo e isterico piagnisteo su come, oh mio Dio, questi spregevoli editori lascino in balia degli oscuri flutti marini i giovani talenti letterari, e quel che segue. Dio ce ne scampi. Ma il fatto è, signori, che si sta parlando di Minimum fax. E ciò vuol dire parlare di un progetto più ampio, che fino a poco tempo fa aveva come scopo dichiarato quello di costituire la rete principale della pesca ai talenti, un vero e proprio faro che scova nella notte anonima, per poi seguire, far crescere, lanciare. Il tutto basato, qui stava la novità, sulla qualità e non sulla vendibilità (punto questo, che per fortuna non è cambiato). La portata di questo progetto è stata il vero motore del successo di minimum fax, perché è attorno a questo che mano mano si è andato a costituire un gruppo sempre più numeroso e fedele di sostenitori/lettori (dei quali io faccio parte).

D’altra parte, il cambiamento di politica poteva già intravedersi parecchi mesi fa, osservando con attenzione i movimenti della collana Nichel. Quando dopo parecchio silenzio saltano fuori ( evviva, evviva) questi due libri (di Pascale e della Susani) che non solo vengono quasi spacciati per esordienti o scoperte minimum, ma sono anche provvisti di copertine ancor più orribili di qualsiasi altra copertina minimum (il che è un impresa a dir poco eccezionale). In realtà Pascale è un ex-scrittore Einaudi, e la Susani, che viene denominata la nuova “Valeria Parrella”(questa sì, scoperta dal nulla, in piena filosofia minimum), è una collaboratrice della più importante rivista letteraria Italiana. Uscita successiva, stessa storia. Un’antologia di esordienti che oltre a non superare il livello medio delle antologie della stessa casa editrice (a parte un paio di racconti veramente impressionanti), ha delle particolarità. Molti degli “esordienti” hanno collaborato con riviste di notevole importanza, e una di loro ha addirittura un contratto già firmato con Fazi! Ma per carità, nessuno dice che questo tipo di lavoro sia di per sé deprecabile.

Quello che voglio dire, è che la casa editrice è passata da un modello iniziale “scopro-autore-dal nulla-con le mie sole forze”, a un modello, “lancio-autore-già inserito nel sistema letterario- o segnalatomi dal sistema stesso” (e cioè lo stesso metodo, vincente, che minimum adotta per la collana sotterranei). Senza stare a soffermarci sui due argomenti che ai lettori più attenti saranno balzati agli occhi (l’errore di Minimum fax nel continuare a pubblicizzare il secondo modello come se fosse ancora il primo, perdendo una briciola infinitesimale di credibilità, e il fatto che l’unica spiegazione a questo cambiamento, è che la collana Nichel semplicemente non tiene il passo delle altre.) quello che mi interessa capire è il tipo di reazione che avrà la colonna portante del pubblico minimum. Perché se è vero che la casa editrice non commette nessun atto vergognoso nel voler dismettere i suoi panni eroici, dopo essere stata una delle più grandi scommesse vinte in tutto il panorama editoriale italiano, per ancorarsi a un bel paio di binari tranquilli che portano sicuramente in terre più serene e meno combattute, bisognerà anche ammettere che chi si è fatto trascinare dall’entusiasmo della sfida giornaliera, e dal “Oh mio Dio, ma l’hai visto questo SCONOSCIUTO come scrive bene” decida semplicemente di abbandonare la barca. Bisognerà vedere a quali fette di mercato darà accesso la nuova politica, e se in definitiva ne sarà valsa la pena.Non credo che alla fine minimum fax rischi qualcosa, se non di prendere la strada che porta direttamente a diventare una grande casa editrice (cosa che ha tutto il diritto di pretendere). Ma dispiace vedere un forum, fino a poco tempo fa così attivo, svuotarsi in pochi mesi, e assistere al disperdersi fulmineo di una comunità così vasta e attiva.


Dal canto mio continuerò a comprare libri della minimum fax, perché sono convinto che la loro qualità rimarrà intatta, e che non smetterò di trovarci dentro quel qualcosa in più che difficilmente emerge da altri libri. Eppure oggi questo qualcosa ha un gusto diverso, si tratta di piccole e impercettibili differenze, come quella di bere una birra in compagnia di amici oppure da soli spaparanzati su un divano, differenze che intaccano quel senso di appartenenza a qualcosa di più grande, e che oggi, lo si voglia o meno, diventa più difficile da percepire.


Andreina di Minumum fax, risponde


scusa il ritardo, leggo solo oggi.
vorrei tranquillizzarti: nella redazione di minimum fax fa tuttora bella mostra di sé una pila di manoscritti inediti (che non ci azzardiamo a quantificare, ma ancorché scomposta in varie colonne dev'essere alta nel complesso almeno 2,20 metri) giunti negli ultimi mesi prima del "blocco", e ancora da esaminare.detta pila, fra l'altro, è il motivo principale di detto "blocco". tieni presente che prima del fatidico 10 giugno ci arrivava in redazione una media di 10-15 manoscritti AL GIORNO. questo stato di cose - unito al fatto che i lettori dei manoscritti sono gli stessi redattori di minimum fax, e che i redattori, durante la loro giornata lavorativa (che spesso supera abbondantemente le 8 ore), hanno parecchie cose da fare, per esempio dei libri - ha causato la formazione della già citata pila. tenendo conto che nella collana nichel escono 4-5 libri all'anno, direi che possiamo ben sperare per le future scoperte della minfax prima della riapertura delle dighe (che si riapriranno, mi assicuravano proprio ieri i responsabili della collana, più o meno alla scadenza prevista: perché dovremmo precluderci una fonte tanto interessante di scoperte?).un'altra precisazione: Carola Susani non è mai stata pubblicizzata dalla minimum fax come "la nuova Valeria Parrella": nei nostri comunicati dichiaravamo semplicemente che "dopo Valeria Parrella" (incontestabilmente la prima donna pubblicata nella collana Nichel), un'altra voce femminile veniva ad aggiungersi al catalogo italiano di minimum fax. rispettiamo troppo la maturità letteraria e l'esperienza di Carola per sminuire in qualsiasi modo la sua figura di scrittrice.
4 settembre 2007 4.26


Io, rispondo



Scusami anche tu se non ho risposto a tempo debito, ma solo ora mi accorgo del commento.Per prima cosa, Cristo! Neanche nei miei sogni più sfrenati mi sarei immaginato di ricevere una risposta, tra l’altro così seria e dettagliata. Mi sento decisamente lusingato. Per cui, cercherò di essere all’altezza dell’evento, dimostrandomi il più preciso possibile.

Sono felice che il cambiamento sia soltanto momentaneo. Ne sono felice in quanto scrittore (presunto e potenziale) e in quanto lettore (titolo, questo, che mi spetta per diritto di nascita). Ma, anche se fosse stato il contrario, non avrei avuto alcun motivo per criticarvi: soltanto per dispiacermene.

Le mie obbiezioni erano riferite a una questione più sottile: non si tratta del fatto di sbarrare la strada agli esordienti, ma di offrire loro una falsa pista. Mi spiego meglio; La Nichel è nata coma collana italiana per esordienti, sbaglio? Dopo un po’, quando la vostra casa editrice ha raggiunto la visibilità giusta, avete deciso di attingere anche da scrittori maturi, perfetto, niente di più giusto. Contemporaneamente però, le uscite all’anno sono rimaste le stesse, ovviamente per motivi economici che sono da considerare di forza maggiore. Ecco il punto.Vedi, per quanto possiate visionare pile e pile di manoscritti (e sono convinto che lo facciate con tutta l’attenzione e la passione necessarie), uno scrittore maturo sarà sempre superiore al migliore degli esordienti, e con sole quattro uscite l’anno, c’è poco da fare i conti. Le due cose potrebbero coesistere solo nel caso in cui voi aveste la possibilità di fare numerose uscite all’anno, come “Fazi”, altrimenti o si sceglie di far pubblicare solo esordienti (almeno imponendone un paio l’anno) o gli esordienti semplicemente non vengono fuori.Non è soltanto una mia opinione; è esattamente quello che è successo nel 2007. Elena Stancanelli è o non è una scrittrice Einaudi? E Antonio Pascale? Carola Susani (bravissima scrittrice) ha o non ha scritto un libro per feltrinelli? Quanti dell’antologia “Voi siete qui” (pubblicizzata come “di esordienti”) non erano esordienti a tutti gli effetti, di quelli che vi mandano il manoscritto e voi li richiamate? Da quanto tempo minimum fax non fa uscire un esordiente vero e proprio?

Tra l’altro, se devo essere totalmente sincero con me stesso, tutto ciò non mi causa nessun problema in particolare. Quello che mi ha spinto a scrivere l’articolo, è nato mano a mano che si discuteva tra vari amici legati in diversi modi a minimum fax, ed è sintetizzabile in una sensazione di omertà generale, in cui assistevamo a un cambiamento di politica lento e non invertibile, che però nessuno della redazione aveva il buon senso di annunciarci. Mi spiace di dover insistere ancora su questo argomento (il cambiamento di politica), ma anche se voi negate il fatto e vi impegnate a selezionare ogni singolo manoscritto che arriva (non escludo infatti che la cosa sia avvenuta naturalmente, e cioè, senza una sorta di premeditazione), le ultime uscite minimum parlano da sole. E c’è un fatto: il vostro forum si è trasformato in pochi mesi in un’isola deserta. Ora, sta a voi ignorare l’avvenimento o meno, ma io, personalmente, non sono annoverabile tra coloro che credono al succedersi casuale degli eventi.

Vorrei però essere preciso su un punto: non sto cercando in nessun modo di dimostrare un teorema scientifico; ho solo cercato di dare voce a un sentimento che sentivo condiviso da un numero di persone consistente. Nulla mi renderebbe più felice che l’essere smentito già da quest’anno, o magari nel prossimo, con l’uscita di un bel paio di libri scritti da esordienti veri, alla maniera di Valeria Parrella. Penso che questo sia il modo migliore in cui possiate rispondere alle perplessità dei vostri sostenitori più accaniti, quelli che vi seguono fin dalle origini e che col loro sostegno (sostegno morale o finanziario, nel caso dei numerosi libri acquistati) hanno dato un contributo essenziale alla crescita di minimum fax. Altrimenti andrà bene lo stesso ma, ed è solo un consiglio, siate sinceri e dite che le cose sono cambiate; nessuno se la prenderebbe a male. L’onestà, soprattutto per i lettori di Carver, non può mai essere un fatto deprecabile.

Ultime cose: una rettifica e due complimenti.

Rettifica: sono andato a ricontrollare le dichiarazioni sulla Susani, ed effettivamente avevi ragione riguardo al paragone con la Parrella. Ero io che ricordavo una discussione sul forum, in cui l’associazione tra i due nomi veniva vista come un paragone inopportuno. Nella mia memoria la discussione era diventata una vostra dichiarazione. Errore mio, chiedo scusa.
Complimento n°1: ho letto i libri finalisti del premio Napoli (nel senso che ne ho letto i testi, e non mi sono soltanto informato sui titoli). “Stati di grazia” è nettamente superiore agli altri due, e sono sinceramente convinto che riuscirà a vincere.

Complimento n°2: “La posizione della missionaria”. La posizione della missionaria! In Italia! Siete fantastici…
9 settembre 2007 11.32

domenica 8 luglio 2007

Attenti a cosa mangiate


>>> E' stato fatto un recente studio da due scienziati modenesi in>>>> Collaborazione con Beppe Grillo, in cui si dimostra che vi sono>>>> prodotti alimentari regolarmente venduti in Italia e nel mondo, che>>>> contengono particelle di metalli pesanti altamente cancerogene,>>>> provenienti dal fumo di "termovalorizzatori ", che altro non sono>>>> se non INCENERITORI DI RIFIUTI.>>>> Come testimonia Grillo nel suo ultimo spettacolo, queste>>>> microparticelle sono molto più pericolose delle macroparticelle dei>>>> gas di scarico delle auto, (le quali si depositano nei polmoni e>>>> comportano tosse e asma) perché entrano nel nostro sangue e si>>>> annidano negli organi rimanendovi per sempre e provocando purtoppo>>>> gravi forme di cancro. E' necessario quindi che chiunque legga >>>> questa>>>> email, comunichi a tutti i suoi amici, parenti,conoscenti che ci>>> sono>>>> delle aziende che ci stanno avvelenando consapevolemente.>>>>>>>> ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA>>> PRESENZA>>>> DI METALLI PESANTI:

PANE PANEM

CORNETTO SANSON

BISCOTTO MARACHELLA SANSON

OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO

OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO

CACAO IN POLVERE LINDT

TORTELLINI FINI

HAMBURGER MC DONALD

MOZZARELLA GRANAROLO

CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI

INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE

PANDORO MOTTA

SALATINI TINY ROLD (USA)

BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI

BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA

BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA

BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA

NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA

BAULETTO COOP

PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI

BISCOTTI RINGO PAVESI

PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA

PANE CIABATTA ESSELUNGA

PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA

PANEANGELI CAMEO

NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA' DI RISPONDERE ALLE>>>> LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO I DUE RICERCATORI , AI QUALI TRA>>> L'ALTRO>>>> STANNO CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI PROPRIETà>>>> DELLUNIVERSITA'. FORSE MOLTI DI VOI GIA' SAPEVANO TUTTO QUESTO, MA>>>> NON AVENDONE LA CERTEZZA HO VOLUTO INFORMARVI LO STESSO. COMUNICATE QUESTE INFORMAZIONI A QUANTA PIU' PERSONE POSSIBILE.

giovedì 21 giugno 2007

Evitate la Sapienza



Un consiglio per chiunque abbia deciso di frequentare scienze delle comunicazioni, magari nella prestigiosa facoltà di Roma: la “Sapienza”. Ragazzi. Per favore. Fermatevi! Siete ancora in tempo. Fate qualsiasi altra cosa vi passi per la testa, alla fine sarete più soddisfatti e senza disgustosi Herpes labiali, e con molti più capelli sulla testa. Questo non perché, come troppo spesso si pensa, scienze delle comunicazioni sia una facoltà “finta”. Non so come si faccia nelle altre facoltà (a Napoli è sicuramente una barzelletta), ma qui vi assicuro che è molto dura. Per cui non crediate di cavarvela bighellonando tutto l’anno, perché altrimenti da qui non ve ne andrete mai più. Ma l’ostacolo più grosso non è certo questo (non siamo gente che si scoraggia per così poco).
Preparatevi ad affrontare corsi con orari accavallati (cioè, impossibili da seguire contemporaneamente) dove però se non frequenti ti viene assegnato un libro di testo in pù; esami con una mole di studio enorme, ai quali però sono assegnati solo 4( DICO 4!!!!!) crediti formativi, trasformando così la laurea in una vera e propria raccolta punti; sovraffollamento; nessun contatto con i docenti; 40 esami in tutto (se non qualcosa in più); e al termine della famosa raccolta punti bisogna anche seguire dei seminari e portare a termine uno stage se si vuole conseguire la laurea!
Il tutto si traduce in un epopea infinita, in cui NESSUNO riesce a laurearsi in 3 anni (perché in realtà avere più di 40 esami significa frequentare un quadriennale), con la beffa che nessuno sa quello che succede alla sapienza, per cui quando mostrerete la vostra laurea all’esterno, sarà semplicemente “una stupida laurea in scienze delle comunicazioni”. La colpa forse è anche delle altre facoltà, che spesso riducono questa materia in una barzelletta.
Ma qui non è così. E nessuno ve lo riconoscerà mai.
Scappate dunque. Fatelo per tutti noi, povere cavie che oramai hanno già pagato. Fate che il nostro sacrificio non sia stato vano.
Salvatevi.

martedì 12 giugno 2007

Minimum Fax, Peccato



Da oggi sarà impossibile per qualsivoglia autore improvvisato (cioè, privo di un’agenzia letteraria o di altre solide strutture mediali che si preoccupino di affibbiarsi tutta quella gravosa opera di sostegno, che in mancanza di tali strutture finirebbe inevitabilmente per accumularsi tutta sulla striminzita e poco spaziosa schiena dei poveri scrittori potenziali), dicevo, sarà impossibile per questi autori dilettanti mostrare il proprio lavoro presso la Minimum fax, che con un messaggio coraggioso, è importante sottolinearlo, lo ha comunicato con un post ben visibile nella pagina di apertura del suo sito. Non si capisce bene se la cosa riguarda solo l’anno in corso e il 2008, o se finirà per coinvolgere anche quelli a venire. Ma il tono generale lascia pensare che la seconda ipotesi sia la più verosimile.
Il motivo per cui mi sono scomodato a segnalare questo evento, non trae origine dalla volontà di sfogare un lungo e isterico piagnisteo su come, oh mio Dio, questi spregevoli editori lascino in balia degli oscuri flutti marini i giovani talenti letterari, e quel che segue. Dio ce ne scampi. Ma il fatto è, signori, che si sta parlando di Minimum fax. E ciò vuol dire parlare di un progetto più ampio, che fino a poco tempo fa aveva come scopo dichiarato quello di costituire la rete principale della pesca ai talenti, un vero e proprio faro che scova nella notte anonima, per poi seguire, far crescere, lanciare. Il tutto basato, qui stava la novità, sulla qualità e non sulla vendibilità (punto questo, che per fortuna non è cambiato). La portata di questo progetto è stata il vero motore del successo di minimum fax, perché è attorno a questo che mano mano si è andato a costituire un gruppo sempre più numeroso e fedele di sostenitori/lettori (dei quali io faccio parte).
D’altra parte, il cambiamento di politica poteva già intravedersi parecchi mesi fa, osservando con attenzione i movimenti della collana Nichel. Quando dopo parecchio silenzio saltano fuori ( evviva, evviva) questi due libri (di Pascale e della Susani) che non solo vengono quasi spacciati per esordienti o scoperte minimum, ma sono anche provvisti di copertine ancor più orribili di qualsiasi altra copertina minimum (il che è un impresa a dir poco eccezionale). In realtà Pascale è un ex-scrittore Einaudi, e la Susani, che viene denominata la nuova “Valeria Parrella”(questa sì, scoperta dal nulla, in piena filosofia minimum), è una collaboratrice della più importante rivista letteraria Italiana. Uscita successiva, stessa storia. Un’antologia di esordienti che oltre a non superare il livello medio delle antologie della stessa casa editrice (a parte un paio di racconti veramente impressionanti), ha delle particolarità. Molti degli “esordienti” hanno collaborato con riviste di notevole importanza, e una di loro ha addirittura un contratto già firmato con Fazi! Ma per carità, nessuno dice che questo tipo di lavoro sia di per sé deprecabile.
Quello che voglio dire, è che la casa editrice è passata da un modello iniziale “scopro-autore-dal nulla-con le mie sole forze”, a un modello, “lancio-autore-già inserito nel sistema letterario- o segnalatomi dal sistema stesso” (e cioè lo stesso metodo, vincente, che minimum adotta per la collana sotterranei). Senza stare a soffermarci sui due argomenti che ai lettori più attenti saranno balzati agli occhi (l’errore di Minimum fax nel continuare a pubblicizzare il secondo modello come se fosse ancora il primo, perdendo una briciola infinitesimale di credibilità, e il fatto che l’unica spiegazione a questo cambiamento, è che la collana Nichel semplicemente non tiene il passo delle altre.) quello che mi interessa capire è il tipo di reazione che avrà la colonna portante del pubblico minimum. Perché se è vero che la casa editrice non commette nessun atto vergognoso nel voler dismettere i suoi panni eroici, dopo essere stata una delle più grandi scommesse vinte in tutto il panorama editoriale italiano, per ancorarsi a un bel paio di binari tranquilli che portano sicuramente in terre più serene e meno combattute, bisognerà anche ammettere che chi si è fatto trascinare dall’entusiasmo della sfida giornaliera, e dal “Oh mio Dio, ma l’hai visto questo SCONOSCIUTO come scrive bene” decida semplicemente di abbandonare la barca. Bisognerà vedere a quali fette di mercato darà accesso la nuova politica, e se in definitiva ne sarà valsa la pena.
Non credo che alla fine minimum fax rischi qualcosa, se non di prendere la strada che porta direttamente a diventare una grande casa editrice (cosa che ha tutto il diritto di pretendere). Ma dispiace vedere un forum, fino a poco tempo fa così attivo, svuotarsi in pochi mesi, e assistere al disperdersi fulmineo di una comunità così vasta e attiva.
Dal canto mio continuerò a comprare libri della minimum fax, perché sono convinto che la loro qualità rimarrà intatta, e che non smetterò di trovarci dentro quel qualcosa in più che difficilmente emerge da altri libri. Eppure oggi questo qualcosa ha un gusto diverso, si tratta di piccole e impercettibili differenze, come quella di bere una birra in compagnia di amici oppure da soli spaparanzati su un divano, differenze che intaccano quel senso di appartenenza a qualcosa di più grande, e che oggi, lo si voglia o meno, diventa più difficile da percepire.