lunedì 31 marzo 2008
Una serata da dio
Tutta colpa di dio

mercoledì 5 marzo 2008
Il mio nuovo maestro

Ora, perché voi capiate del tutto ciò che ho appena detto dovreste:
A) Aver letto il racconto di Petrella, pubblicato in “tutta colpa di dio”.
Oppure
B) sperare che un’anima pia (che sarei necessariamente io) vi contestualizzi il tutto sinteticamente.
Eh, eh, sì cazz’ ca’ vo’ spieg’. No, scherzi a parte, mi rompo proprio le palle. Comunque Riccardo è troppo bravo, è simpatico, un grande professionista e poi è frisck: per cui se non si dimostrerà in grado di insegnarmi a fare l’ufficio stampa, per lo meno mi farà vedere come acchiappare qualche femmina, che ce n’è sempre bisogno. Tra l’altro, mi ha pure cazziato, perché dice che non scrivo mai qua sopra. Ha preteso, come unico utente del mio blog, di ricevere un servizio. Io mi sono subito commosso, ma poi ho riflettuto e gli ho risposto che secondo me nessuno sente la mancanza dei miei post. Lui ha convenuto con me, poi mi ha dato una capata in bocca e se n’è andato lasciandomi lungo sul marciapiede. Così, senza motivo.
La mia avventura è cominciata!
giovedì 29 novembre 2007
Ad est dell'equatore

Giustifico la mia prolungata assenza con due notizie quantomeno rilevanti.
1: a febbraio uscirà un mio racconto, in una antologia sui sette peccati capitali, a cura di "ad est dell'equatore", neonata casa editrice NON A PAGAMENTO, ancora priva di catalogo.
Per quanto riguarda la casa editrice, è fatta di giovani, cercherà di puntare su una letteraturà tagliente ma allo stesso tempo di qualità, e rappresenta una scommessa rischiosa nel panorama editoriale campano: dove in pratica manca un editoria non sostenuta dai soldini degli autori. In più la veste grafica sarà invitante e dispendiosa (non come certe pubblicazioni che...lasciamo perdere...) il tutto offerto alla modica cifra di 8 euro; un prezzo quanto mai concorrenziale. Se ci fosse anche un preservativo in omaggio, abbinato a una velina pronta per l'uso, sarebbe il massimo.
C'è solo da sperare che questa iniziativa riesca a raccogliere anche il consenso del pubblico, oltre a quello già manifestato dagli ambienti intellettuali (che, per quanto faccia piacere, non porta al suo seguito alcun aiuto pecuniario), per evitare di finire a mare con tutti i panni.
venerdì 21 settembre 2007
La genesi, e altre indiscrezioni riguardo Dio

Salve a tutti! Mi chiamo Tommy e sono un puntino nero che se ne va in giro lungo un foglio. Il foglio è bianco e si estende all’infinito, ed io ci corro sopra a più non posso, finché non resto senza fiato. Allora mi fermo e faccio pausa per un poco. È una dannata vita in corsa la mia! Sto tutto il giorno assieme ai miei amici supervelocissimi, che sono tre puntini neri tali e quali a me: siamo sferici e veloci, e la nostra corazza nera risplende quando incrociamo per caso un raggio di luce che proviene da ovest. Siamo dei puntini coi fiocchi noi! Io sono nato un giorno chissà come, neanche i miei amici ne sanno niente. Lucio, uno di loro, per un certo periodo aveva sostenuto che l’artefice di tutto fosse Dio. Ve lo dico io chi è stato, ripeteva in continuazione. Si tratta del gran capo in persona, è proprio di lui che sto parlando. Ma Franz, che era un altro puntino nero uguale a noi, pareva essere in possesso di informazioni molto riservate, e bisbigliava con grande cautela.- È impossibile, vi dico. LUI deve ancora nascere. Lo so per certo. Ci vuole tempo per queste cose. Serve la giusta dose di sentimenti negativi, non dimenticatelo; altrimenti, a cosa mai ci servirebbe un Dio? -
Lucio non era molto entusiasta di questa versione, ma dopo un po’ se ne convinse anche lui, mentre per July il dibattito era del tutto indifferente. Io seguivo la sua linea, soprattutto perché July mi piaceva parecchio. Non me ne fregava niente delle questioni teologiche a me, volevo solo spassarmela con July.
Vidi che anche Lucio stava per prendere la rincorsa, rotolando lentamente all’indietro. Poi sembrò esitare e infine si fermò. Capii cosa stava succedendo, ringraziando il cielo. Anch’io avevo provato un grande senso di comunione con Lucio, nel momento in cui Franz era diventato un puntino nero con una linea grigia disegnata su di un lato. Io non avevo linee grigie e sapevo che neanche Lucio ce le aveva, e questa semplice considerazione bastava a farci sentire molto più uniti. All’improvviso entrambi desideravamo ardentemente fare fuori Franz, e anche a Franz gli sarebbe piaciuto metterci le mani addosso, ma lui era l’unico puntino zebrato di tutto il foglio e non poteva fare un accidenti di niente. Così io e Lucio iniziammo ad inseguirlo, e quando riuscimmo ad acchiapparlo l’avevamo già stretto sui due lati, e con una gran rincorsa lo schiacciammo nel mezzo. L’impatto fu terribile e noi tutti esplodemmo all’istante, allargando noi stessi all’infinito sull’intero foglio, che divenne così un’enorme macchia nera senza più confini percepibili. Non eravamo mica morti però! Ma fu ugualmente molto triste perché, anche se esistevamo ancora, bisognava ammettere che non avendo più limiti corporei a definirci come figure, diventava difficile anche solo sapere dove fossimo, per cui finimmo per pensare alla morte in maniera quasi ossessiva. Un giorno lo pensammo così intensamente che morimmo per davvero e poi ci fu il nulla pieno di disperazione e da quel nulla, addensatosi in una grande palla trasparente, nacque Dio. Come prima cosa, Dio, aprì i suoi due occhi verdi, e vedendosi solo soletto in mezzo al nulla, si spaventò.
- Per Dio!- disse Dio - Questa è la fine!-
mercoledì 12 settembre 2007
Dialogo con la paziente minimum fax

Metto in evidenza un botta e risposta tra me e una cordiale collaboratrice di minimum fax, avvenuto nei commenti di un mio vecchio articolo, e che mi sembrava giusto riproporre, per questa occasione.
Da oggi sarà impossibile per qualsivoglia autore improvvisato (cioè, privo di un’agenzia letteraria o di altre solide strutture mediali che si preoccupino di affibbiarsi tutta quella gravosa opera di sostegno, che in mancanza di tali strutture finirebbe inevitabilmente per accumularsi tutta sulla striminzita e poco spaziosa schiena dei poveri scrittori potenziali), dicevo, sarà impossibile per questi autori dilettanti mostrare il proprio lavoro presso la Minimum fax, che con un messaggio coraggioso, è importante sottolinearlo, lo ha comunicato con un post ben visibile nella pagina di apertura del suo sito.
scusa il ritardo, leggo solo oggi.
vorrei tranquillizzarti: nella redazione di minimum fax fa tuttora bella mostra di sé una pila di manoscritti inediti (che non ci azzardiamo a quantificare, ma ancorché scomposta in varie colonne dev'essere alta nel complesso almeno 2,20 metri) giunti negli ultimi mesi prima del "blocco", e ancora da esaminare.detta pila, fra l'altro, è il motivo principale di detto "blocco". tieni presente che prima del fatidico 10 giugno ci arrivava in redazione una media di 10-15 manoscritti AL GIORNO. questo stato di cose - unito al fatto che i lettori dei manoscritti sono gli stessi redattori di minimum fax, e che i redattori, durante la loro giornata lavorativa (che spesso supera abbondantemente le 8 ore), hanno parecchie cose da fare, per esempio dei libri - ha causato la formazione della già citata pila. tenendo conto che nella collana nichel escono 4-5 libri all'anno, direi che possiamo ben sperare per le future scoperte della minfax prima della riapertura delle dighe (che si riapriranno, mi assicuravano proprio ieri i responsabili della collana, più o meno alla scadenza prevista: perché dovremmo precluderci una fonte tanto interessante di scoperte?).un'altra precisazione: Carola Susani non è mai stata pubblicizzata dalla minimum fax come "la nuova Valeria Parrella": nei nostri comunicati dichiaravamo semplicemente che "dopo Valeria Parrella" (incontestabilmente la prima donna pubblicata nella collana Nichel), un'altra voce femminile veniva ad aggiungersi al catalogo italiano di minimum fax. rispettiamo troppo la maturità letteraria e l'esperienza di Carola per sminuire in qualsiasi modo la sua figura di scrittrice.
4 settembre 2007 4.26
Scusami anche tu se non ho risposto a tempo debito, ma solo ora mi accorgo del commento.Per prima cosa, Cristo! Neanche nei miei sogni più sfrenati mi sarei immaginato di ricevere una risposta, tra l’altro così seria e dettagliata. Mi sento decisamente lusingato. Per cui, cercherò di essere all’altezza dell’evento, dimostrandomi il più preciso possibile.
9 settembre 2007 11.32
mercoledì 5 settembre 2007
Il Budda delle Periferie

In realtà la cosa è molto semplice: dall’inizio ci si aspetta un capolavoro indimenticabile (non mi riferisco solo all’incipit, naturalmente) e alla fine ci si ritrova “soltanto” con un bellissimo e ottimo romanzo.
Kamir Amir è un adolescente indiano dalla dubbia sessualità che non ha mai visto l’India. Nato e vissuto nella periferia Sud di Londra, dovrebbe essere un vero inglese a tutti gli effetti, ma ovviamente non lo è. Gli Inglesi sono gente dalla pelle bianca e dai capelli biondi, niente a che vedere con la carnagione olivastro con cui va in giro Kamir. Il padre, “Il Budda delle periferie”, un ex-mussulmano che insegna yoga e metodi di concentrazione mistica a un gruppo di mezze-seghe, lascia la famiglia e va a vivere insieme alla donna che gli permette di tenere queste dubbie lezioni in casa propria, una interessante e colta signora divorziata in possesso di un solo seno, che Karim adora (la signora o il seno?); tutti insieme si trasferiscono a Londra. Da qui inizia il lungo viaggio di Kamir alla ricerca del suo posto nell’universo, che passa necessariamente attraverso la scoperta di un mondo nuovo, intriso di sesso, spettacolo, e possibilità da cogliere al volo.
Si tratta certamente di un romanzo di formazione, in cui il tema centrale è il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, e di cui il merito principale è quello di essere eccezionalmente moderno; il che porta con sé: scorrevolezza, intensità, introspezione dilagante rispetto alla narrazione (forse eccessivamente dilagante). Nonostante alcune cose che non mi sono piaciute, tipo alcune espressioni che si ripetevano un po’ troppo spesso (se si etichetta qualsiasi emozione con “per la prima volta in vita mia” il lettore inizia a pensare che il protagonista non abbia mai avuto un sentimento umano prima), mi sento cmq di consigliare questo libro.
Leggetelo. Soprattutto se uscite da qualche lettura pesante o deludente. Non ve ne pentirete.
giovedì 26 luglio 2007
Il grande drago verde

Il grande drago verde
La signora Siriani sollevò la testa dalla rivista, con un sospetto. Il sospetto, che era sottile e appena percepibile, aveva il gusto acre di un limone appena spremuto, e si nascondeva come un indizio dietro l’odore di salsedine e della plastica dei palloni che rimbalzavano sulla sabbia. I palloni sbucavano fuori a centinaia e quando volavano per aria tutti assieme, sembravano poter ricoprire il cielo intero. Ma non succedeva mai. Rimanevano sempre delle larghe toppe azzurre, dalle quali filtravano i raggi del sole.
Nell’alzarsi, la signora cercò di mantenere un certo contegno, visto che non le andava di farsi prendere per matta. Distese lentamente le ginocchia e si avviò verso la riva. Tanto non c’è fretta, pensò, lo faccio giusto per dare una controllatina, ma è tutto Ok. Lasciò le proprie impronte in fila indiana, finché non arrivò sul bagnasciuga. La sabbia friggeva e la spiaggia era come una padella. Annegò i piedi nell’acqua. Poi, con estrema calma, ispezionò con lo sguardo l’intero lido. Più tardi passò al mare e alle onde, standosene sempre ferma in quella sua posizione strategica.
Quando il signor Siriani sentì le urla della moglie, capì subito quello che stava succedendo, ecco qui, si disse, un altra crisi d’ansia bella e pronta, e si lanciò verso la riva pronto a soccorrerla. Ma appena fu abbastanza vicino da poterle vedere bene il viso, gli si gelò il sangue. La signora era come una colonna di marmo bianco fissata nella sabbia, fatta eccezione per un braccio che teneva puntato fisso ad indicare un puntino verde in mezzo al mare.
- Il drago verde è lì. - disse la signora. - Galleggia sull’acqua. Ma Monica non c’è. -
A quelle parole il Signor Siriani si tuffò senza pensarci due volte e nuotò fino ad arrivare al drago, e tornò indietro. Riportò alla moglie la ciambella della figlia, che aveva la testa di un drago verde attaccata sul davanti, ma la figlia dentro non c’era.
- Sta calma. - le disse - Probabilmente si sarà messa a costruire qualche castello di sabbia sulla riva e si sarà dimenticata della ciambella. Tutto qui. Vedrai che la troviamo subito. -
Ma appena pronunciò quelle parole si rese conto che non era vero niente, e scoprì di essere già entrato in un film in cui non poteva far altro che rimanere a guardare i propri gesti, si vide mentre gridava il nome della figlia, e vide la moglie, e vide una gran folla che si era unita a loro senza capire bene il perché. Cercava di tenere d’occhio soprattutto la moglie. La vedeva stringere forte a sé la ciambella della figlia, mentre strillava, e pensava a cosa lei stesse pensando, e arrivò alla conclusione che il suo pensiero principale dovesse essere “che genitori terribili siamo stati a lasciarla tutta sola con questo orribile drago”. Anche a lui non andava tanto a genio, questa storia del drago. Si disse che magari sarebbe stato più opportuno comprarle una ciambella con la testa da orsetto o di tartaruga, e intanto si sforzava di rientrare nel suo corpo. Vide la folla spostarsi sempre più verso il mare, finché non ci entrò totalmente dentro e solo allora anche lui rientrò nel corpo, e si ritrovò accanto alla moglie e ne fu felice. Poi alzò lo sguardo e fu infelice di nuovo. La moglie lo vide immobile a fissare un punto lontano in mezzo al blu e all’inizio ebbe paura di guardare, ma poi si voltò anche lei. Il resto della folla scavava istericamente nell’acqua, sbracciando e urlando come se fossero stati attaccati da uno sciame di api inferocite, mentre i signori Siriani se ne stavano impalati, fermi, con lo sguardo fisso su un punto lontanissimo. Rimasero in questa posizione per parecchio ancora.
E così capirono come stavano le cose.
domenica 8 luglio 2007
Attenti a cosa mangiate
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sabato 7 luglio 2007
Vignette di cui mi vergogno 3 (datate 2003)
venerdì 6 luglio 2007
Vignette di cui mi vergogno (datate 2003)

Ad ogni modo, ho riso un sacco quando sono andato a rispolverare la vecchia sezione "Satira", dove pubblicavo le mie vignette. Non che siano in qualche modo divertenti o acute o profonde, ma a distanza di tanto tempo ho trovato i miei disegni (fatti rigorosamente su paint) molto buffi.
Ne ripropongo alcuni, nella speranza che nessuno legga le vignette, ma solo per ridere di un ragazzo che se ne stava su paint 3 ore al giorno per completare (in tempo utile per l'uscita dell'ultimo numero) questi disegni assurdi. Godeteveli.
giovedì 5 luglio 2007
Scrittori aspettano

A me nessuno me lo aveva detto che fare lo scrittore potenziale fosse tanto faticoso, echecazzo! Presunti scrittori di tutto il mondo, ribellatevi! Quando vi arriva il terzo “sì” di una casa editrice e scoprite che si tratta per l’ennesima volta di una pubblicazione a pagamento, siete ufficialmente invitati ad incendiarne la sede. Giuro, il qui presente Luca Maiolino se ne assumerà il pieno onere legale. È semplice. Basta spedire la richiesta scritta, nella quale indicherete località e capienza della sede che avete intenzione di incendiare, a questo indirizzo:
Via ci avete rotto il cazzo
Editoria di merda, 71
Appena ricevuta l’e-mail di conferma potrete sbizzarrirvi con l’accendino e in più, con un vaglia di soli 20€, avrete il diritto di ricevere direttamente a casa vostra (con spese di spedizione interamente a carico mio) una tanica di benzina da cinque litri, che agevolerà senz’altro il vostro lavoro. Quindi, che aspettate? Accorrete numerosi! Il ricavato dell’operazione sarà interamente devoluto in beneficenza a me, che comprerò subito un bel biglietto per le bahhamas (che non si scrive così, ma tanto io me ne fotto, perché mica devo fare lo scrittore! Olè!)
mercoledì 4 luglio 2007
Accadono le cose più incredibili

Signore e signori, è in arrivo la seconda parte della pubblicità giapponese! E questa volta abbiamo: più plot, più combattimenti, più idiozia, per un filmato che dovrebbe raggiungere i 5 minuti di durata.
Stiamo ancora lavorando ai sottotitoli e alle musica. L’uscita è prevista per settembre, nelle migliori sale. Non mancate.
giovedì 21 giugno 2007
Coniglietti Rosa

Una sera me ne stavo a casa mia, avvinghiato stretto alla mia donna, nel tentativo di fare tutte quelle cose che si fanno di solito con le proprie donne, e a un tratto sentii il citofono bussare. E chi diavolo poteva essere? Guarda che non possiamo mica continuare così, gli dissi. Insomma, la nostra amicizia era arrivata a questo punto ma non era sempre stato così. Un tempo poi c’era anche Gianfranco. Eravamo noi tre. E il cielo era blu. E il sole giallo.
Finché non arrivarono i conigli. I conigli erano rosa e Gianfranco cominciò a vederli in terzo liceo. Un giorno lo andammo a trovare a casa sua e lo trovammo correre avanti e indietro per il salotto, con le mani sulla testa.
- Che succede? - gli chiese Carlo.
- Ci sono i conigli! - rispose lui.
Poi si fermò di colpo, con gli occhi pompati e urlò:
- E hanno i mitra! -
Pareva che i conigli avessero dei mitra e Gianfranco ci informò che avevano intenzione di ucciderlo, per cui conveniva scappare via giù per le scale, come tra l’altro fece.
Nessuno lo rivide per due giorni. Il terzo giorno lo raccolsero quelli dell’ospedale e gli riempirono la pancia di farmaci.
- Ci sono due possibilità. - disse l’infermiera - Col cocktail che gli abbiamo dato, è come se avessimo fatto fare una bella centrifuga al suo sistema nervoso. - Il sistema nervoso di Gianfranco si era infilato in un cestello e si era messo a girare.
- Nel caso il vostro amico avesse preso qualche droga, si sveglierà con un grosso mal di testa, nient’altro. In caso contrario, se vede ancora conigli, si tratta di schizofrenia. -
- I conigli avevano dei mitra! - precisai io.
- Fa lo stesso. - rispose lei.
Passarono tre giorni, durante i quali io, Carlo e la madre di Gianfranco (che era rimasta vedova due anni prima) non chiudemmo occhio nemmeno per un minuto, facendo la spola dalla camera da letto alla cucina, e portando con noi pile di bende pulite e bagnate.
Quando Gianfranco si svegliò eravamo tutti intorno al suo letto. Ce l’ho ancora fissa nel cervello l’immagine di quando alzò le spalle dal materasso. Era tanto scosso che pareva dovesse ricascarci dentro da un momento all’altro, ma riuscì a tenersi sollevato puntando i gomiti sul cuscino.
- Ragazzi che mal di testa. - disse - Chi ha dato un cappello a quel coniglio? -
Dicemmo alla dottoressa che Gianfranco vedeva ancora conigli.
- Schizofrenia. - disse lei.
- Ma adesso hanno un cappello! - precisai io.
La dottoressa disse che non era rilevante che i conigli portassero o no un cappello. Quel Gianfranco. Non sentii più parlare di lui. Per quel che ne so, vede ancora conigli.
Evitate la Sapienza

Preparatevi ad affrontare corsi con orari accavallati (cioè, impossibili da seguire contemporaneamente) dove però se non frequenti ti viene assegnato un libro di testo in pù; esami con una mole di studio enorme, ai quali però sono assegnati solo 4( DICO 4!!!!!) crediti formativi, trasformando così la laurea in una vera e propria raccolta punti; sovraffollamento; nessun contatto con i docenti; 40 esami in tutto (se non qualcosa in più); e al termine della famosa raccolta punti bisogna anche seguire dei seminari e portare a termine uno stage se si vuole conseguire la laurea!
Il tutto si traduce in un epopea infinita, in cui NESSUNO riesce a laurearsi in 3 anni (perché in realtà avere più di 40 esami significa frequentare un quadriennale), con la beffa che nessuno sa quello che succede alla sapienza, per cui quando mostrerete la vostra laurea all’esterno, sarà semplicemente “una stupida laurea in scienze delle comunicazioni”. La colpa forse è anche delle altre facoltà, che spesso riducono questa materia in una barzelletta.
Ma qui non è così. E nessuno ve lo riconoscerà mai.
Scappate dunque. Fatelo per tutti noi, povere cavie che oramai hanno già pagato. Fate che il nostro sacrificio non sia stato vano.
martedì 12 giugno 2007
Minimum Fax, Peccato

Il motivo per cui mi sono scomodato a segnalare questo evento, non trae origine dalla volontà di sfogare un lungo e isterico piagnisteo su come, oh mio Dio, questi spregevoli editori lascino in balia degli oscuri flutti marini i giovani talenti letterari, e quel che segue. Dio ce ne scampi. Ma il fatto è, signori, che si sta parlando di Minimum fax. E ciò vuol dire parlare di un progetto più ampio, che fino a poco tempo fa aveva come scopo dichiarato quello di costituire la rete principale della pesca ai talenti, un vero e proprio faro che scova nella notte anonima, per poi seguire, far crescere, lanciare. Il tutto basato, qui stava la novità, sulla qualità e non sulla vendibilità (punto questo, che per fortuna non è cambiato). La portata di questo progetto è stata il vero motore del successo di minimum fax, perché è attorno a questo che mano mano si è andato a costituire un gruppo sempre più numeroso e fedele di sostenitori/lettori (dei quali io faccio parte).
D’altra parte, il cambiamento di politica poteva già intravedersi parecchi mesi fa, osservando con attenzione i movimenti della collana Nichel. Quando dopo parecchio silenzio saltano fuori ( evviva, evviva) questi due libri (di Pascale e della Susani) che non solo vengono quasi spacciati per esordienti o scoperte minimum, ma sono anche provvisti di copertine ancor più orribili di qualsiasi altra copertina minimum (il che è un impresa a dir poco eccezionale). In realtà Pascale è un ex-scrittore Einaudi, e la Susani, che viene denominata la nuova “Valeria Parrella”(questa sì, scoperta dal nulla, in piena filosofia minimum), è una collaboratrice della più importante rivista letteraria Italiana. Uscita successiva, stessa storia. Un’antologia di esordienti che oltre a non superare il livello medio delle antologie della stessa casa editrice (a parte un paio di racconti veramente impressionanti), ha delle particolarità. Molti degli “esordienti” hanno collaborato con riviste di notevole importanza, e una di loro ha addirittura un contratto già firmato con Fazi! Ma per carità, nessuno dice che questo tipo di lavoro sia di per sé deprecabile.
Quello che voglio dire, è che la casa editrice è passata da un modello iniziale “scopro-autore-dal nulla-con le mie sole forze”, a un modello, “lancio-autore-già inserito nel sistema letterario- o segnalatomi dal sistema stesso” (e cioè lo stesso metodo, vincente, che minimum adotta per la collana sotterranei). Senza stare a soffermarci sui due argomenti che ai lettori più attenti saranno balzati agli occhi (l’errore di Minimum fax nel continuare a pubblicizzare il secondo modello come se fosse ancora il primo, perdendo una briciola infinitesimale di credibilità, e il fatto che l’unica spiegazione a questo cambiamento, è che la collana Nichel semplicemente non tiene il passo delle altre.) quello che mi interessa capire è il tipo di reazione che avrà la colonna portante del pubblico minimum. Perché se è vero che la casa editrice non commette nessun atto vergognoso nel voler dismettere i suoi panni eroici, dopo essere stata una delle più grandi scommesse vinte in tutto il panorama editoriale italiano, per ancorarsi a un bel paio di binari tranquilli che portano sicuramente in terre più serene e meno combattute, bisognerà anche ammettere che chi si è fatto trascinare dall’entusiasmo della sfida giornaliera, e dal “Oh mio Dio, ma l’hai visto questo SCONOSCIUTO come scrive bene” decida semplicemente di abbandonare la barca. Bisognerà vedere a quali fette di mercato darà accesso la nuova politica, e se in definitiva ne sarà valsa la pena.
Non credo che alla fine minimum fax rischi qualcosa, se non di prendere la strada che porta direttamente a diventare una grande casa editrice (cosa che ha tutto il diritto di pretendere). Ma dispiace vedere un forum, fino a poco tempo fa così attivo, svuotarsi in pochi mesi, e assistere al disperdersi fulmineo di una comunità così vasta e attiva.
Dal canto mio continuerò a comprare libri della minimum fax, perché sono convinto che la loro qualità rimarrà intatta, e che non smetterò di trovarci dentro quel qualcosa in più che difficilmente emerge da altri libri. Eppure oggi questo qualcosa ha un gusto diverso, si tratta di piccole e impercettibili differenze, come quella di bere una birra in compagnia di amici oppure da soli spaparanzati su un divano, differenze che intaccano quel senso di appartenenza a qualcosa di più grande, e che oggi, lo si voglia o meno, diventa più difficile da percepire.
sabato 2 giugno 2007
presentazioni








